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La risposta di Facebook a The Social Dilemma: 7 punti di dibattito

Facebook Social dilemma
Tempo di lettura stimato: 5 minuti

Last Updated on 8 Dicembre 2020 by Fiorella

A questo punto, è molto probabile che tu abbia visto The Social Dilemma e ti sia fatta un’idea su come i social monetizzino (e cioè con gli inserzionisti), ma magari ti è sfuggita la risposta di Facebook a questo documentario.

Cosa troverai in questo articolo

Il docu-dramma e le accuse volte.

La risposta di Facebook a The Social Dilemma.

Cosa fare per non sentirsi sopraffatti dai nostri stessi passatempi.


The Social Dilemma è un film Netflix diretto da Jeff Orlowski, diventato virale negli ultimi mesi. Il docu-dramma è strutturato su due piani narrativi: la storia di una famiglia americana dipendente dalla tecnologia, intervallata da parti di interviste rilasciate da personaggi noti nel mondo social e tecnologico del calibro di Tristan Harris, (ex Google Design Ethicist, colui che in sostanza ha disegnato Gmail) e Tim Kendall (ex CEO di Pinterest ed ex direttore della monetizzazione in Facebook).

Fa molto sorridere il fatto che sia diventato così “condiviso” e chiacchierato proprio perché la viralità dei contenuti, caratteristica delle piattaforme social appunto, è uno dei temi più dibattuti e additati nel documentario.

Social addicted, scettici o soltanto curiosi saranno sicuramente affascinati (e i più “esperti” annoiati), dalle rivelazioni/accuse che si susseguono durante il corso del film.

A pensarci bene, niente di nuovo: questione di privacy, tecnologia persuasiva, nudging (rinforzo positivo a seguito di una determinata azione), polarizzazione politica.

La risposta di Facebook a The Social Dilemma è arrivata tramite un’infografica sullo stesso blog del social network.

La trovi qua in originale e di seguito sintetizzata.

Facebook risponde alle accuse di The Social Dilemma in 7 punti

Trovo lo stile Facebookiano riconoscibile anche in contenuti “di difesa” come in questo caso. Il documento prodotto infatti è di facile lettura (i paragrafi sono brevi e concisi), immediata comprensione (un elenco numerato riassume facilmente i punti affrontati e difesi) e facilmente condivisibile.

Una sintesi delle accuse volte da The Social Dilemma

Il pdf si articola in 7 punti che rispondono alle specifiche accuse:

  1. La questione della creazione di dipendenza. Non è certo la prima volta che i BIG della tecnologia come Facebook, Google o Amazon sono accusati di creare un ambiente virtuale dal quale l’utente non vorrebbe mai disconnettersi. Ne ha parlato anche Scott Galloway nel libro del 2017 The big 4. La tecnica utilizzata viene definita nudging, si basa sulle scienze comportamentali ed è rappresentato da un rinforzo positivo a seguito di un’azione. Nel digital questo avviene tramite policy, linee guida o “by design”. Nella vita reale, succede con i biscottini e i cuccioli (e gli uomini) per intendersi. Tristan Harris associa questo meccanismo alle slot machine che ti gratificano e ti portano a ripetere l’azione (proprio come funziona l’aggiornamento del feed). La risposta a questa accusa è la costante ricerca di valore aggiunto (e non dipendenza). A sostegno della difesa, il rilascio del 2018 che ha cambiato l’ordine di visualizzazione dei post, provocando un decremento di 50 milioni di ore trascorse sul social, con un’effettiva perdita di appeal di conseguenza, che cozza con la teoria della dipendenza.
  2. Utenti come prodotto. Il secondo capo di accusa punta sul personale. Se non stai pagando il prodotto allora il prodotto sei tu, è una delle frasi più condivise. Facebook risponde semplicemente spiegando il suo modello di business: il prodotto/servizio è gratuito e si basa sulla pubblicità; un po’ come la TV commerciale per intendersi.
  3. Algoritmo. Qua fa molto ridere; l’intelligenza artificiale alla base dei famosi “post suggeriti di Facebook”, è la stessa di Netflix e che probabilmente ha consigliato anche a te, appassionata di Instagram & Co., The Social Dilemma e che ti suggerirà presto altro di simile sulla base della tua scelta. Tra l’altro non so se hai già fatto caso a come comincia un film su Netflix o a come si passi da una puntata all’altra della serie. Nel primo caso, il film comincia non appena sei entrata nella scheda; non hai ancora scelto definitivamente, ma ti ritrovi nel set. Nel caso di una serie televisiva gli episodi si succedono veloci e invogliandoti ad andare avanti, pena il binge watching.
  4. Protezione dati personali. Qua non ci sono giri di parole, Mark Zuckemberg si appella a tutti i cambiamenti/aggiustamneti effettuati con la Federal Trade Commission e sottolinea che nonostante il modello di business si basi sulle inserzioni di Adv, nessun dato sensibile viene trasmesso agli inserzionisti. Mi chiederei anche chi ha bisogno del mio indirizzo di casa per spedirmi una pubblicità, quando può sapere esattamente cosa mi piacerebbe acquistare e quale sarà la tipologia di video che convertirà la mia visualizzazione in sales, con un Click.
  5. Polarizzazione. Facebook è cosciente dei rischi e cerca di ridurre questi contenuti rischiosi. Ci sta.
  6. Elezioni 2016. Hanno sbagliato, ma nessuno è perfetto. Dal 2016 hanno rafforzato i sistemi di protezione. Ti lascio un post interessante su Cambridge Analytica per rispolverare quanto accaduto.
  7. Disinformazione. FB lavora con con 70 partners fact- checking per assicurarsi la bontà delle notizie che circolano e combattere le fake news.

We know our systems aren’t perfect and there are things that we miss. But we are not idly standing by and allowing misinformation or hate speech to spread on Facebook.

Facebook social dilemma

Cosa fare per non sentirsi sopraffatti dai nostri stessi passatempi

Che tu usi i social network come semplice passatempi o strumenti di connessione con amici, famiglia e perché no, clienti, a volte ci si sente sopraffatti.

A me è successo con Instagram; ero talmente immersa nei meccanismi che non mi perdevo una storia, aggiornamento del feed o qualsivoglia notifica e sono arrivata a sentirmi affannata.

Questo tipo di sentimento non è comune soltanto a chi con i social ci lavora e a chi ci ha costruito il proprio Personal Brand, ma può appartenere anche all’adolescente che posta un selfie o ad una mamma che cerca consigli.

I meccanismi sono veramente particolari e portano delle conseguenze gravi e con degli effettivi riscontri nella vita reale.

Si parla di dismorfia da snapchat, cioè cercare di assomigliare al proprio viso filtrato anche tramite la medicina estetica, o magari di essere vittime di clickbait o truffe solo perché “l’ho letto su Facebook”.

Se per un motivo o per un altro, ti senti sopraffatta anche tu dai social network ecco alcune strategie che puoi attuare (alcune dal documentario The Social Dilemma):

  • riduci il numero delle notifiche attive: questo può aiutare ad essere meno stimolati nell’aprire i social e magari passarci la successiva ora scrollando compulsivamente.
  • pensa anche di cancellare il tuo account social: senti i brividi lo so
  • verifica i fatti e fai ricerca prima di condividere: a volte non sono semplicemente fake news, ma disinformazione.
  • assicurati di avere diversi punti di vista per evitare l’eco chamber e cioè la storia raccontata da una sola campana.

Tutto questo può aiutarti ad uscire dalla sola consultazione dei post o delle storie di un social, portandoti magari su google o magari a cercare qualche libro, chi lo sa, le vie di Facebook sono infinite.

Fiorella Annunziata

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16 COMMENTS

  • selvaggia Capizzi

    Molto interessante questo post , non sapevo assolutamente nulla di tutta questa storia!
    Don’t Call Me Fashion Blogger
    Facebook
    Bloglovin’

    • Fiorella
      AUTHOR

      Grazie Selvaggia!

  • è vero che è divenuto virale ed infatti nei prossimi giorni lo guarderò. L’intelligenza artificiale ed i suoi algoritmi spesso fanno più danni che bene, e la portezione dati è pressochè nulla…. Bisogna combattere di più la disinformazione, ce ne troppa in giro. – Paolo

  • Veronica

    Ho visto The Social Dilemma con molto interesse e, se alcune cose hanno aperto il dibattito, altre sono verità che semplicemente molti non volevano sentirsi dire. Non conoscevo invece la risposta di Facebook che trovo molto discutibile, non solo sulla questione elezioni americane, ma anche sulle fake news. Parliamoci chiaro, il social medie ne è pieno quindi non capisco come sfruttino i loro fact checker. Senza contare che negli anni si è “venduto” ad inserzionisti ed ha perso di vista, anche per colpa degli utenti, il vero senso di social.
    Trovo però utili i tuoi consigli. Io ad esempio non ho le notifiche attive né per Facebook né per Instagram ed ho persino un timer per entrambe.

  • Gabriella Pizzo

    Articolo veramente interessante, che in molti punti trovo oggi l’unica soluzione per non restare schiacciati da numeri ed intelligenze artificiali. Per me i social le condivisioni sono fondamentali a livello professionale, tuttavia, negli ultimi mesi, ho quasi smesso di interagire con fb, in primis a causa di una intrusione ed una successiva mancata assistenza . Senza le forze dell’ordine non sarei riuscita a riappropriarmi del profilo personale, ma non ho ricevuto adeguato interessamento per la protezione del profilo aziendale che completamente hakerato si è etteralmente mangiato la pagina legata al mio blog, di sicuro la delusione su quanto successo, ha causato il mio allontanamento. La cosa ha anche i suoi lati positivi.. ho molto più tempo per scoprire nuove possibilità di dialogo, come ad esempio leggere cose interessanti in rete.
    Un vero piacere averti trovata

    • Fiorella
      AUTHOR

      Grazie mille!

    • Fiorella
      AUTHOR

      Grazie Gabriella!

      • Daiana Bianco

        Ciao, questo articolo per me fa quello che non sono riusciti a fare finora i social, cioè convincermi a guardare ‘The Social Dilemma’. Ma, a pensarci bene, anche qui siamo in ambiente social. Quindi, eccomi, meglio tardi che mai!
        Così poi comprenderó meglio il tuo approfondimento con la risposta di Facebook. Grazie.

        • Fiorella
          AUTHOR

          Grazie a te e fammi sapere se lo guarderai!

  • Monica

    L’ho visto e mi è sembrato interessante.
    Mi ha colpito quello che dici riguardo il binge whatcing di Netflix (anche altri, tipo Prime lo fanno) non ci avevo mai pensato, e in effetti mi fa stare sveglia a volte fino alle 5 perchè non mi riesco a staccare.

  • Cristina Petrini

    Il binge whatching è oggettivamente una droga che può anche andar bene se il giorno dopo puoi svegliarti a mezzogiorno, meno se fa ad inferire sulla routine, la salute e le prestazioni. Devo dire non conoscevo questo dibattito, ma si è soffermato su punti interessanti, molti che condivido.

  • Elena Resta

    Analisi attenta, molto meticolosa ed interessante. Ci ho ritrovato una struttura saggistica che, ti assicuro, restituisce una certa sicurezza quando si leggono argomenti di questo tipo. Ti segurò con grande partecipazione. Brava!

    • Fiorella
      AUTHOR

      Grazie mille Elena!

      • Manuela

        Penso di essere l’unica a non aver mai visto Social dilemma e mi toccherà farlo non pensavo potesse essere così interessante poi ti dirò cosa ne penso.

  • Zelda

    Sai che non conoscevo The Social Dilemma? Il tuo è un’articolo di approfondimento molto interessante, mi toccherà recuperare questo film.

  • Alice

    Non ho visto “The social dilemma”, ma essendo nata con la tecnologia a portata di mano, mi rendo conto ogni giorno di quanto questa e i social influenzino le nostre vite. Come in ogni cosa, ci sono i pro e i contro e dobbiamo solo imparare a distinguerli per non mischiare la “finzione” dei social con la realtà!

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