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Stella McCartney lancia Koba Fur Free Fur, il suo modello di pelliccia sostenibile. Quasi un ossimoro a leggerlo, ma sarà possibile indossare una pelliccia rivoluzionaria e moderna prodotta secondo i più attenti principi di una moda eco- sostenibile.

La mission dell’azienda di Stella McCartney si basa sul concetto di sostenibilità ponendo come obiettivo la creazione e la produzione di prodotti di lusso bellissimi e sostenibili. L’iconica borsa Falabella, che ha reso la designer molto famosa e commerciale, è realizzata infatti senza l’uso della pelle. I materiali usati sono cruelty-free e il rivestimento interno è ottenuto da bottiglie di plastica riciclate.

Con la creazione di Koba, Stella McCartney fa ancora un altro passo avanti perché produce la prima pelliccia biologica, vegana, cruelty-free e contemporaneamente soffice e confortevole.

Creata da DuPont in collaborazione con ECOPEL, è composta dal 37% di materiale biologico e dal restante 67% di poliestere riciclato. Per la sua produzione si registrano il 30% in meno di energia per la realizzazione e il 63% in meno dei gas serra dei materiali sintetici convenzionali. 

koba pelliccia stella mccartney
Natalia Vodianova alla Parigi Fashion Week
Foto Via Instagram

La Parigi Fashion week è stata l’occasione per presentare Koba al pubblico. Indossata in anteprima da Natalia Vodianova seduta in prima fila alla sfilata ready to wear per la prossima stagione primavera estate 2020, ha subito cominciato a far parlare di se.

La pelliccia Koba di Stella McCartney è sostenibile “a tutto tondo” perché permette la circolarità della moda. Questo significa che oltre ad essere un prodotto sostenibile, garantisce il rispetto del territorio anche alla fine del suo utilizzo perché può essere riciclata.

Ricordiamo che quest’anno Stella McCartney è passata dal gruppo Kering a LVMH e con la sfilata della fashion week parigina, è stata la prima designer a raggiungere il 75% di ecosostenibilità.

La pelliccia come capo di sopravvivenza e status

In antichità l’uso dei pellami era destinato alla vera e propria sopravvivenza. Era necessario infatti coprirsi e ripararsi dalle intemperie e poco si faceva caso al vezzo di indossare la pelliccia.

Quando ero piccola, ricordo che per “le mamme” possedere questo capo di abbigliamento era proprio un bel traguardo. La pelliccia significava essere adulti, economicamente in grado di comprare un oggetto di valore, oltre naturalmente che a ripararsi egregiamente dal freddo.

Tanti programmi televisivi addirittura avevano come premi, famose pellicce (fa sorridere l’episodio tra Antonella Elia e Mike Buongiorno che consiglio di cercare su YouTube!).

pelliccia

Foto via Annabella

Inoltre la pelliccia proprio per caratteristica intrinseca al materiale, crea volume, soprattutto sulle spalle. Questo comporta anche un atteggiamento e una postura differente. L’importanza di sostenere un capo così di valore e voluminoso, porta ad un attitude migliore e si tende a tenere le spalle più aperte.

La texture di un capo, influenza molto il nostro atteggiamento. Ad esempio la seta può accarezzare il corpo lasciando spazio ad intimità e introspezione.

Non vedo l’ora di poter toccare Koba, la nuova pelliccia sostenibile di Stella McCartney e provarla per capire se la purezza dell’intento, può uguagliare la tradizione.

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